anziana ripara marciapiedi

Nei giorni scorsi è balzato alla cronaca il caso di un’anziana signora di Palermo che, stanca di attendere che il marciapiedi di fronte alla propria abitazione venisse riparato, ha provveduto autonomamente a sistemarlo. La signora ora rischia una sanzione per il lavoro fatto.

L’episodio è solo uno dei tanti di questo tipo. Lo scorso inverno un imprenditore di Sulmona aveva pagato di tasca propria i lavori di rimozione della neve che da giorni giaceva ammassata sul monumento presente nella piazza della sua città. L’iniziativa gli era costata, oltre al corrispettivo per i lavori svolti, anche una sanzione salata.

La realtà è questa: il sistema delle istituzioni, nonostante abbia costi folli, non è in grado di effettuare la corretta manutenzione degli spazi e delle strutture pubbliche, ciononostante impedisce a singoli cittadini, o a gruppi organizzati, di agire in autonomia.

Nel periodo precedente all’alluvione della mia città, avvenuta nel 2011 e costata la perdita di due vite umane oltre a ingenti danni, la parte del letto del fiume che costeggia il centro abitato era letteralmente una giungla. Cespugli, arbusti e veri e propri alberi erano stati lasciati crescere nel tempo senza nessun intervento da parte del consorzio obbligatorio di bonifica. Una corretta pulizia del fiume avrebbe probabilmente ridotto i danni causati dall’alluvione.

Nei tempi passati erano gli stessi abitanti ad occuparsi di tenere pulito il fiume, recuperando anche i pericolosi tronchi che inevitabilmente l’acqua nel suo scorrere trasporta e deposita. Oggi quelle attività verrebbero definite “manutenzione abusiva” e verrebbero sanzionate.

Quando l’iniziativa dei singoli viene mortificata e il sistema si arroga il diritto di gestire ogni cosa, è fatta prevalere la responsabilità collettiva a scapito di quella individuale. E quando la responsabilità è collettiva tutti sono responsabili ma nessuno, di fatto, lo è. Così l’incuria e il degrado dilagano mentre i costi delle strutture pubbliche aumentano senza produrre i risultati auspicabili.

In un’ottica di corretto rapporto tra Stato e cittadino le istituzioni dovrebbero incoraggiare e non mortificare l’iniziativa privata semplicemente abrogando le parti di regolamenti e leggi che la impediscono e la limitano.

 

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