Nuove nomine RAI

Le nomine RAI che si stanno decidendo in questi giorni stanno creando subbuglio nelle forze politiche. Difficile accontentare tutti e trovare un bilanciamento che soddisfi le aspettative di potere dei vari attori.

Si tratta di un teatrino già visto e che si ripete tale e quale alle rappresentazioni precedenti, nonostante il ‘nuovo che avanza‘ sia ormai ‘avanzato‘ e occupi i posti di potere.

Qual è il vantaggio che i cittadini traggono da tutto questo? Assolutamente nessuno. Anzi, la RAI costa parecchio ai cittadini, sia per il canone, che ormai si paga con la bolletta elettrica, sia per gli ulteriori apporti economici che la RAI ingurgita e che vengono prelevati dalla fiscalità generale. Il servizio restituito però è in continuo peggioramento, tanto che, per esempio, la RAI non ha ottenuto neppure i diritti per trasmettere i mondiali di calcio appena terminati.

E questo nonostante il 54.90% dei votanti al referendum del 1995 avesse decretato che la RAI andava privatizzata. Cosa succederebbe oggi se si ripetesse quel referendum? Probabilmente la maggioranza dei ‘privatizzatori‘ sarebbe ancora più schiacciante.

In realtà la questione non riguarda la dicotomia pubblico/privato, ma un aspetto diverso e più basilare. Ciò che va messo in discussione è il fatto che abbia senso o meno, nel 2018, che uno Stato debba fornire ai cittadini un Servizio Pubblico Radiotelevisivo.

Penso che possa essere chiaro quasi a chiunque che nelle condizioni odierne, cioè nell’abbondanza di offerta dovuta alla tecnologia che ha reso quasi infinite le risorse e i canali sui quali veicolare l’informazione e l’intrattenimento, il servizio pubblico radiotelevisivo, nato nel 1924, sia un qualcosa di inutile e tremendamente obsoleto.

Che si abolisca tale servizio e che si lasci che la RAI, a proprietà pubblica o privata che sia, vada avanti esclusivamente con le risorse che è in grado di raccogliere sul mercato. Poi per carità, se uno volesse continuare a pagarle un canone nessuno gli vieterebbe di farlo. Ma è inaccettabile che tutti i cittadini siano obbligati a pagare per un servizio che la maggioranza delle persone non richiede e non apprezza e che, soprattutto, la modernità ha reso assolutamente obsoleto.

 

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