Luigi Di Maio è il nuovo ministro del lavoro e dello sviluppo economico. L’affermazione ha già il suo impatto e sembrerebbe non ci sia altro da aggiungere.

E invece no.

Quando una persona senza arte né parte, senza particolare cultura o specializzazioni, con alle spalle un’esperienza fatta solo di lavoretti saltuari diventa ministro, e non di un ministero a caso ma di quello del lavoro e dello sviluppo economico, qualche domanda bisogna porsela.

Intendiamoci: non ho nulla contro Di Maio. Anzi, mi è pure simpatico e, comunque, non lo ritengo un incapace a prescindere. Ha saputo cogliere l’occasione e sfruttarla abilmente a suo vantaggio. Chapeau.

Il fatto che i capoccioni del M5S, gente che ne sa un bel po’ di comunicazione, lo abbiano scelto come leader del Movimento, è la misura del fatto che Giggino ‘tiene‘ proprio le caratteristiche che l’italiano medio apprezza in un leader politico. E poi sorride sempre…

La riflessione semmai va fatta non sulla persona ma sul sistema. Nell’Italia di oggi servono un titolo e un’autorizzazione per fare qualsiasi cosa, anche la più banale. Nel nostro white paper riportiamo l’esempio dei centri pilates toscani chiusi perché i titolari non hanno la laurea che la regione richiede per quel tipo di attività. Il caso fa notizia solo perché le attività avevano ottenuto l’autorizzazione a operare; chi ha rilasciato l’autorizzazione probabilmente non conosceva la legge regionale. Quasi nessuno in realtà si scandalizza del fatto che sia richiesta una laurea per esercitare tale attività. Siamo ormai abituati a certe pretese.

Servono un diploma (quando va bene) o una laurea per fare qualsiasi cosa. Per ricoprire il ruolo di responsabile della gestione dei rifiuti in un’azienda, ad esempio, serve una laurea. Quale tipo di laurea? Una qualsiasi. Fa sorridere ma è la realtà.

La situazione è questa: servono titoli di studio e autorizzazioni praticamente per tutto ma è possibile diventare ministro del lavoro senza avere una reale esperienza lavorativa o ministro dell’istruzione senza essere neppure diplomati.

Non ne sto facendo una questione di titoli, sono abituato a valutare la competenza delle persone sul campo e non per i pezzi di carta che possiedono. Quello che mi interessa evidenziare è la differenza di trattamento, il fatto che al normale cittadino vengano imposti dei limiti che nel caso del politico non sono minimamente presenti. Si tratta evidentemente di un ulteriore effetto dello sbilanciamento nel rapporto tra Stato e cittadino.

Il Di Maio comune mortale non avrebbe potuto nemmeno compilare un registro di carico e scarico dei rifiuti, oppure aprire un centro pilates. Al Di Maio politico tutto invece è concesso, senza alcun limite.

Riportare equilibrio nel rapporto tra Stato e cittadino è il nostro unico obiettivo ed è oggi una innegabile priorità.

 

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