Il nuovo governo sta vivendo la fase nella quale i nuovi protagonisti della politica sgomitano per ottenere visibilità e per questo fanno a gara nell’attirare l’attenzione dei media con uscite a effetto. Messo un po’ in ombra dal protagonismo di Salvini, il neo ministro del lavoro e dello sviluppo economico cerca di recuperare terreno con dichiarazioni che scuotano l’opinione pubblica. Una di queste ha riguardato l’annosa diatriba sull’apertura domenicale dei negozi, argomento già trattato altre volte dallo stesso Di Maio nella precedente legislatura.

Secondo il ministro i negozi dovrebbero restare chiusi le domeniche e le feste comandate. La posizione raccoglie il plauso di sindacati e di alcune associazioni di categoria, e le critiche delle associazioni dei consumatori.

Ragionare sul merito della questione è un’esercizio inutile, cercherò di spiegare il perché con un aneddoto personale.

Non ricordo esattamente quanti anni avessi, probabilmente otto o nove. Assieme a un coetaneo avevamo allestito davanti al portone di casa sua, un banchetto per la vendita di fumetti usati. Un amico di qualche anno più grande di noi vide il banchetto e venne a spiegarci che dovevamo chiuderlo in quanto per effettuare quell’attività avremmo avuto la necessità di avere una licenza da parte del comune. Niente licenza, niente banchetto.

Ci rimasi malissimo. Ero solo un bambino e non sapevo certe cose. In fondo quei fumetti erano nostri e il banchetto era davanti al portone di casa del mio amico, non creavamo certamente disagi a nessuno. Ebbi l’impressione che la necessità di quell’autorizzazione fosse un sopruso, un atteggiamento arrogante da parte del sistema di potere. Quello che non mi andava proprio giù era il fatto che non riuscivo a capire perché ci fosse la necessità di disporre di una licenza per vendere i nostri fumetti.

A distanza di alcuni decenni ho finalmente compreso come mai allora non trovavo un motivo valido per giustificare il fatto che servisse una licenza per commerciare.

Non lo capivo perché, semplicemente, non esiste nessun motivo valido.

La regolamentazione del commercio è una cosa inutile e dannosa soprattutto per i consumatori, cioè tutti noi. Al di là di questioni specifiche legate alla salute e all’ordine pubblico, non esiste alcun motivo logicamente valido che giustifichi tale regolamentazione. Trovatemene solo uno e sarò disposto a cambiare idea. Ma dovrà essere logicamente valido, cioè non una semplice opinione.

Quello che ci aspettiamo da un sistema di governo è che garantisca l’ordine pubblico e che persegua gli illeciti. Non che decida gli orari di apertura dei negozi o la data di inizio dei saldi.

Che ogni commerciante sia libero di aprire il proprio negozio quando crede e che possa valutare autonomamente se sia per lui conveniente investire in costi di struttura e personale per effettuare l’apertura domenicale, questa è l’unica posizione logicamente valida sul tema.

La regolamentazione di un settore che è vecchio quanto il mondo, oltretutto fatta da politici che probabilmente non hanno mai aperto una saracinesca in vita loro, rappresenta un inutile (nel senso che non porta beneficio a nessuno) sbilanciamento nel rapporto tra Stato e cittadino. Su questo concentreremo i nostri sforzi: il nostro obiettivo infatti sarà proprio quello di riportare equilibrio in tale rapporto.

 

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  1. Buongiorno Stefano,
    sono sostanzialmente d’accordo con te nell’asserire che ogni negoziante debba essere libero di scegliere i propri orari di apertura in base alle richieste del mercato e alle proprie disponibilità; credo, però, che una “minima” regolamentazione sia necessaria per garantire l’ordine pubblico a livelli sufficienti e con costi accettabili.
    Per il resto, sono felice del fatto che stiate tentando di portare avanti un’alternativa valida alla situazione politica attuale e, per quanto mi sarà possibile, seguire e sosterro ogni vostra iniziativa.
    Vi auguro un Buon Lavoro e a presto,
    Sandro Lombardo

  2. Certo Sandro, l’ordine pubblico è importante e da questo punto di vista è chiaro che, in certe situazioni, sia necessario mettere limiti.

    Il tuo interesse per l’iniziativa mi fa molto piacere, stiamo cercando di portare avanti un’idea innovativa e coraggiosa e ogni manifestazione di interesse e di disponibilità a supportare il progetto è importante e può fare la differenza.

    A presto.
    Stefano

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