segnalare buche con spray

L’annoso problema delle buche nelle strade di Roma è tornato prepotentemente alla ribalta mediatica a seguito della morte della ventiseienne Elena Aubry, sbalzata dalla sua motocicletta probabilmente a causa di una buca mentre percorreva la Ostiense.

Non è il primo episodio di questo tipo. Le buche e le radici degli alberi rendono le strade romane un percorso a ostacoli ed è ormai evidente come gli enti preposti non riescano a venire a capo del problema. Lo testimoniano le soluzioni messe in atto, come per esempio l’abbassamento dei limiti di velocità, che hanno le caratteristiche di quelle che normalmente definisco “soluzioni di superficie”, cioè provvedimenti che tentano, inutilmente, di limitare gli effetti di un problema senza però puntare a risolverlo.

A seguito dei recenti incidenti si è diffusa la pratica da parte di alcuni cittadini, pratica incoraggiata proprio dalla madre di Elena Aubry, di segnalare le buche sulla strada cerchiandole con vernici di colori accesi, in modo che i motociclisti possano individuarle in tempo utile per evitarle.

Si tratta di una pratica che può evitare incidenti e che, di fatto, non danneggia nessuno. Ovviamente la soluzione sarebbe la riparazione del manto stradale ma, in assenza di interventi risolutivi, quella di segnalare le buche è una pratica utile, figlia di quell’arte di arrangiarsi nella quale gli abitanti della penisola sono maestri.

La cosa però non piace a qualcuno. In particolare non piace all’amministrazione romana, la quale ha ufficialmente comunicato che chi verrà sorpreso a segnalare le buche riceverà una multa di 168 euro per violazione del Codice della strada, ai sensi dell’articolo 15 (Titolo II, capo I).

Ora, se il tuo pensiero è: “La legge è legge e va rispettata”, questo articolo non fa per te, smetti subito di leggerlo e tanti saluti.

Se invece sei una persona dotata di un cervello in grado di sviluppare un pensiero indipendente, allora comprenderai che un atteggiamento di questo tipo è figlio di quella degenerazione istituzionale che noi denunciamo e cerchiamo di combattere, cioè del fatto che il sistema istituzionale statale non sia ormai più uno strumento utile al cittadino per raggiungere determinati fini, ma sia diventato esso stesso il fine ultimo da perseguire senza il timore di sacrificare tutto ciò che è necessario sacrificare, vite umane comprese.

In una logica di Stato quale strumento per ottenere fini comuni, l’atteggiamento in questo caso avrebbe potuto essere quello di chiudere un occhio o, meglio ancora, quello di modificare la legge in questione.

Invece quando il cittadino tenta di sopperire direttamente alle enormi carenze del sistema istituzionale (vedi anche l’articolo sulla nonnina che ripara il marciapiedi) allora su di esso si vanno a scaricare le ire dei burocrati che vedono messo in discussione e pericolo il loro potere. E poco importa se ciò potrà essere causa di incidenti e perdite di vite umane: saranno sacrifici giustificati dal prioritario bisogno di grandezza e gloria dell’onnipresente e onnipotente dio Stato, al quale tutto è dovuto e permesso.

 

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